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Tra i tanti miti a cui è legata l’origine stessa della Pasqua, forse il più antico è quello ascrivibile al Culto del Sole. Sin dai tempi degli antichi Egizi, il Sole rappresentava più di qualsiasi altra cosa presente in natura, un ritorno alla vita e una promessa di fecondità. Nei giorni in cui noi oggi festeggiamo la Pasqua Cristiana, l’antica popolazione del Nilo eseguiva rituali legati appunto alla simbologia del Sole, rappresentata secondo l’iconografia egizia con Ra, il Dio dalla testa di uccello.

Un interessante elemento di connessione tra l’antico culto del Sole egizio e la”moderna” Pasqua è rappresentato dall’uovo, simbolo di fecondità per eccellenza, che questo antico popolo era solito scambiarsi nel giorno dell’Equinozio di Primavera, momento della rinascita per eccellenza.

La Primavera nel suo significato di “passaggio” da una stagione dove freddo e morte regnano sulla natura a una dove il sole permette ad alberi, fiori e animali di ritornare alla vita, può essere ricondotto anche all’origine del termine che in ebraico indica la Pasqua, “pesah”, (passaggio, appunto) che simboleggerebbe la traversata del Mar Rosso degli schiavi Ebrei in fuga dall’Egitto.

Tornando alla simbologia dell’uovo, questo alimento beneaugurante lo ritroviamo anche presso altri popoli antichi come ad esempio i Persiani, che festeggiavano il sorgere della nuova stagione scambiandosi un uovo di gallina o, più recentemente, i Romani, che avevano l’usanza di sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso per scongiurare temporali e calamità naturali che potessero distruggere i raccolti.

Se il significato mistico dell’uovo e la conseguente diffusione tra culti religiosi di diversa provenienza e epoca può essere più comprensibile anche ai giorni nostri, l’esegesi di un altro elemento ormai caratteristico sulle nostre tavole durante il periodo pasquale, ovvero la Colomba, è decisamente più misteriosa.

Secondo la tradizione biblica, Noè ebbe la certezza che il Diluvio Universale era cessato quando una colomba da lui liberata tornò all’Arca con un rametto di olivo nel becco. Ma qual è stato il passaggio che ha permesso alla colomba di passare da nobile metafora della riconciliazione di Dio con gli uomini a specialità culinaria tipica del periodo pasquale?

Si narra che le origini di questo particolare dolce risalgano addirittura al periodo Medievale e più precisamente all’epoca in cui Re Alboino conquistò la città di Pavia dopo ben tre anni di assedio proprio il giorno in cui cadeva la vigilia di Pasqua. Sembra che il re, rimasto fortemente colpito dalla bontà di uno strano dolce a forma di colomba che gli abitanti gli avevano recato in dono, decise di risparmiare la città dall’inevitabile saccheggio.

Nonostante i suoi antichi natali, però, la colomba ha iniziato a diffondersi nelle nostre case come dolce pasquale soltanto agli inizi del Novecento, quando una ditta milanese, la storica Motta, decise di avviarne la produzione su larga scala.

Tra le Leggende più toccanti che riguardano la celebrazione della Pasqua, ce n’è una che narra della Vergine Maria che, devastata dal dolore per la morte del figlio, si era chiusa nella sua casa e ne usciva soltanto al calare del sole, rifugiandosi nel’orto a piangere tutta la notte. Secondo la leggenda, i rovi, commossi dall’immenso dolore della donna, raccolsero tutte le lacrime piante da Maria e le infilarono a mo di perle sulle loro spine acuminate. Al momento della Resurrezione di Cristo, questi rovi si tramutarono in splendidi Biancospini, che da allora tornano ogni a fiorire in occasione della Pasqua.